'cconciapiatti


A tutti coloro che, con umiltà e pazienza, hanno certamente contribuito a migliorare il cammino dell'uomo,
e di tanto non possiamo che essergli grati.

U' 'cconciapiatt



U' 'cconciapiatt - Soltanto la fantasia può aiutarci ad immaginare la scena di colui che compariva all'ingresso di vicoli e portoni , si fermava e dava la voce: "u' 'cconciapiatt". Agli inizi del '900 e fino agli anni '50, i piatti erano un bene di famiglia, non se ne possedevano molti, appena quel tanto sufficiente ai bisogni della famiglia e con difficoltà un piatto rotto poteva essere rimpiazzato, ragion per cui andava riparato. Quindi si aspettava l' aggiustapiatti. I pochi ferri del mestiere li portava a tracolla, in una cassetta di legno rettangolare. Un arcaico trapano a corda, che abbiamo scelto come simbolo del nostro museo, fatto con due asticine di legno ed una corda di spago, un piccolo volano in basso , vicino al mandrino, era essenziale per compiere il "restauro". Completavano il corredo una pinzetta, del fil di ferro, un fornetto e una pietra di gesso e scagliola. Lavorava seduto per terra, in religioso silenzio. Pazientemente assemblava i frammenti per ricostruire la forma dell'oggetto spaccato, li forava con il trapano , poi , attraverso i fori, passava il filo di ferro, lo stringeva con le pinze quindi passava al gancio successivo . Pur non riuscendo a ridare al piatto, al tegame ( 'a ruagna ) o alla scafarea il primitivo aspetto, ne consentiva il riutilizzo finché la sutura e la sigillatura a gesso resistevano.

Anche se dopo un po’ il piatto cominciava a colare dalle fessure riaperte e scurite dal gesso che assorbiva gli alimenti , si continuava ad usarlo, accelerando il consumo della vivanda per ridurne lo spreco. L'artigiano non si limitava a riparare piatti e tegami. Nella cassetta pervenutaci da una donazione sono custoditi, oltre al piccolo trapano perfettamente funzionante, anche dei pendenti per orecchini, che egli confezionava al momento, a seconda dei gusti della cliente. Anche il vetro rotto di un orologio poteva essere sostituito ed un ombrello, che era quasi un lusso…"roba da signori", non poteva che essere riparato e ricucito mille volte.


L'aggiustapiatti a lavoro, per strada, mentre ripara una scafarea


Il trapano dell'aggiustapiatti






Museo degli Antichi Mestieri
via S.F.D'Assisi 222 Ex Convento S.M. De Commendatis – Maddaloni
cell.: 339.2209020

A cura del Gruppo Archeologico Calatino
"Franco Imposimato"

-segreteria@museoantichimestieri.it-