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'O ferraro - ferracavallo Pochi attrezzi costituivano i corredo del fabbro, pinza, maglio, incudine, forgia e tanta forza nelle braccia. Dalle prime ore del mattino, poco dopo che il carbone nella forgia avesse iniziato a scoppiettare, il fabbro era già all'opera. I colpi secchi inferti al ferro rovente battuto sull'incudine, avvisava il vicinato dell'inizio di una nuova lunga giornata di lavoro. Appena aperta la bottega ecco il contadino che , caricato l'aratro sul carretto, arriva per una riparazione da effettuare d'urgenza o per ferrare il cavallo. L'attività frenetica e rumorosa della bottega non conosce soste, il via-vai di clienti è continuo ed ognuno ha bisogno della mano del fabbro per poter riprendere la propria attività.
Tra le attività più richieste era proprio la ferratura di cavalli, asini e buoi. La presenza del “ferro di cavallo “ consentiva di evitare il logorarsi dello zoccolo salvaguardando l'integrità della parte interna, callosa e non cornea. La ferratura era preceduta dalla sferratura dal vecchio ferro, l'unghia dello zoccolo veniva quindi tagliata e livellata. Il nuovo ferro era spesso applicato a caldo , diffondendo un gran puzzo, e fissato con chiodi lamellari a testa quadra. Con la raspa si dava un'ultima limata all'unghia , allineandola al nuovo ferro. Non sempre la bestia era consenziente e , per ammansirla, si usavano due tipi di attrezzi, 'o turcituro, usato per asini e cavalli, e consisteva in un laccio legato ad anello all'estremità di un'asta di legno che, ruotata, stringeva il laccio attorno al muso dell'animale costringendolo a stare immobile. Lo stesso effetto lo si otteneva , per i buoi, grazie alla furgetta ,una sorta di tenaglia le cui estremità venivano infilate nelle narici dell'animale che veniva in questo modo immobilizzato. Al ferracavallo era spesso necessario operare da “ortopedico” , correggendo, con la realizzazione di ferri dalla forma particolare, eventuali problemi di deambulazione della bestia.
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Museo degli
Antichi Mestieri |
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