'O
mannese - costruttore di carri, carradore

Osservando
con attenzione la ruota di un carretto del '900, si resta
affascinati dalla perfezione geometrica con cui essa è
realizzata, dalla robustezza del legno, da accoppiamenti ed
intarsi di legno e ferro: un'opera che oggi definiremmo d'
“ingegneria”. A pensare che molti mannesi creavano
le loro opere lavorando il ferro e il legno in completa
autonomia, senza ricorrere all'intervento da altri artigiani.
Non siamo ancora in condizione di descrivere nel dettaglio la
complessa realizzazione della ruota, che rappresenta la parte
più complessa della realizzazione di un carro, ma
ne descriviamo le parti:
Miulo
(mozzo), da cui la dicitura dialettale “tien 'a capa 'e
miulo” per indicarne la “tenacia”; costituito
da un cilindro di legno sagomato al tornio e forato al centro
per consentire il passaggio dell'asse del carro. Su di esso
venivano praticate le asole che avrebbero ospitato la parte
interna della raggiera;
Semmoia:
fascia metallica aperta di forma tronco-conica , all'interno
della quale ruota l'asse, evitando il contatto diretto con il
legno e quindi il consumo del mozzo. In mancanza d'altro esse
venivano lubrificate con lo sterco dell'animale;
Caviglie:
elementi in legno a settore circolare con profilo quadrato, che
costituiscono la parte esterna della ruota;
Raggi, di
numero variabile da 12 a 16;
Chirchione:
cerchione in ferro realizzato di diametro leggermente inferiore
a quello della ruota. Esso veniva calzato velocemente sulla
ruota finita dopo essere stato dilatato con carboni roventi
accesi tutt'intorno.

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