A tutti coloro che, con umiltà e pazienza, hanno certamente contribuito a migliorare il cammino dell'uomo,
e di tanto non possiamo che essergli grati.






Museo degli Antichi Mestieri
via S.F.D'Assisi 222 Ex Convento S.M. De Commendatis – Maddaloni
cell.: 339.2209020

A cura del Gruppo Archeologico Calatino
"Franco Imposimato"

-segreteria@museoantichimestieri.it-












Il sellaio fabbricava e riparava selle e finimenti equini quali collare, cavezze, morsi, briglie, sottopancia, tirelle e sottocoda e altri finimenti (“e guarnèmienti”). I principali attrezzi usati da questo artigiano erano la lesina o "suglia", per la foratura delle pelli e del cuoio e per la cucitura dei vari finimenti; i trincetti di varia foggia, specialmente quelli a mezzaluna, per il taglio delle pelli; i martelli piatti, a spigolo arrotondato o a testa tonda, per i diversi tipi di martellatura richiesti; le artigianali pinze per il fissaggio di anelli e borchie; le cesoie; le robuste macchine da cucire con il refe ed infine la colla, la pece nera e le cere lucidanti, e il "muletto", il cavalletto con una morsa di legno, su cui lavorava forando e cucendo con lo spago i finimenti ed i collari.

L’utilizzo degli animali nel lavoro agricolo, nelle comunicazioni terrestri, nei trasporti e negli impieghi militari, favorì, fin dall’antichità, l’arte della lavorazione delle pelli e del cuoio per la bardatura degli animali. Quest’arte comprendeva una moltitudine di mestieri: i sellai <<detti cojari sellai>>, “bardari”, morsari, brigliari, ottonai, frustaroli; intenti alla fabbricazione delle selle, basti, sellini, redini, tirelle, pettorali (cavezze), briglie, paraocchi, museruole, morsiere, martingale, testiere, morsi, sottopancia, sottocoda, reggistanga, brache, reggibranche, sopraschiena, gualdrappe, briglioni, bubboliere, fruste e frustini.

A volte i sellai davano sfogo alla loro bravura, abbellendo le selle con stupendi lavori di ferro e ottone, raffiguranti draghi, castelli, madonne, e spesso, a caratteri cubitali, il nome del proprietario, di fregi e incastonature di borchie dalle forme più svariate. Inoltre applicavano, nella parte superiore della sella, un pennacchio abbellito da alcune campanelle e da una "palomba". La sella più costosa e più elaborata rappresentava lo “status-simbol” di una persona.

I finimenti fabbricati dal sellaio erano: il pettorale, striscia di cuoio, che attraversante il petto del cavallo, viene collegato alle tirelle (cinghie di cuoio attaccate da una parte alla traversa del veicolo, dall’altra al pettorale) per il traino; la cavezza o “capezza” fatta di corda o di cuoio o di ferro, veniva infilata sul capo del cavallo per reggerlo o legarlo al palo; la testiera (composta da una striscia di cuoio che passa sopra la nuca <<sopraccapo>>; il frontale che gira intorno alla fronte , il sottogola e i montanti, poggianti sulle guance e terminanti al portamorso).