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A tutti coloro
che, con umiltà e pazienza, hanno certamente contribuito
a migliorare il cammino dell'uomo,
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Museo degli
Antichi Mestieri |
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L’utilizzo degli animali nel lavoro agricolo, nelle comunicazioni terrestri, nei trasporti e negli impieghi militari, favorì, fin dall’antichità, l’arte della lavorazione delle pelli e del cuoio per la bardatura degli animali. Quest’arte comprendeva una moltitudine di mestieri: i sellai <<detti cojari sellai>>, “bardari”, morsari, brigliari, ottonai, frustaroli; intenti alla fabbricazione delle selle, basti, sellini, redini, tirelle, pettorali (cavezze), briglie, paraocchi, museruole, morsiere, martingale, testiere, morsi, sottopancia, sottocoda, reggistanga, brache, reggibranche, sopraschiena, gualdrappe, briglioni, bubboliere, fruste e frustini. A volte i sellai davano sfogo alla loro bravura, abbellendo le selle con stupendi lavori di ferro e ottone, raffiguranti draghi, castelli, madonne, e spesso, a caratteri cubitali, il nome del proprietario, di fregi e incastonature di borchie dalle forme più svariate. Inoltre applicavano, nella parte superiore della sella, un pennacchio abbellito da alcune campanelle e da una "palomba". La sella più costosa e più elaborata rappresentava lo “status-simbol” di una persona. I finimenti fabbricati dal sellaio erano: il pettorale, striscia di cuoio, che attraversante il petto del cavallo, viene collegato alle tirelle (cinghie di cuoio attaccate da una parte alla traversa del veicolo, dall’altra al pettorale) per il traino; la cavezza o “capezza” fatta di corda o di cuoio o di ferro, veniva infilata sul capo del cavallo per reggerlo o legarlo al palo; la testiera (composta da una striscia di cuoio che passa sopra la nuca <<sopraccapo>>; il frontale che gira intorno alla fronte , il sottogola e i montanti, poggianti sulle guance e terminanti al portamorso). |